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Disinteresse istituzionale per le vittime dell'usura.

Sono in molti a chiedersi perché mai, mentre l’usura in Italia registra 683.000 vittime, le denunce annuali non hanno mai superato la soglia dei 2.000 casi. Né quali possono essere le ragioni per le quali le vittime evitano il ricorso alle Istituzioni. Tocca a coloro che quotidianamente incontrano ed ascoltano le versioni dei malcapitati estrapolare le varie motivazioni e trarne un debito insegnamento. Dalla nostra analisi emerge letteralmente che dal momento della denuncia le vittime restano letteralmente abbandonate al loro destino, ovvero rimangono in balia dei propri aguzzini, poiché appena le banche ne vengono a conoscenza, come prima iniziativa revocano ogni eventuale credito fatto utilizzare e chiudono i conti correnti, così precludendo loro la possibilità di continuare a lavorare, ma fatto più grave costringendo le vittime a ricorrere a terzi per incassare gli assegni ricevuti in pagamento, o per ricevere ed emettere bonifici con ingenti esborsi per ottenere i favori. Inoltre, poiché solo in rarissime circostanze i P.M. aditi autorizzato il sequestro dei titoli, il primo rischio a cui vengono esposte le vittime e quello di finire protestate. Va tenuto altresì presente che la denuncia comporta la rinuncia tassativa a dovere ancora ricorrere al credito illegale, con aggravio pertanto delle difficoltà insite nel far funzionare la propria attività. La legge antiusura n. 108/96 ha istituito al suo articolo 14 il fondo di solidarietà per le vittime, in grado di erogare mutui da rimborsarsi in 10 anni senza interessi per permettere a chi espleta attività imprenditoriali e professionali di riemergere alla legalità, ma i tempi tecnici per poterne conseguire i benefici sono lunghi e le certezze più che minime. L’unico autentico vantaggio immediato verificato fungibile con certezza deriva dalla legge di attuazione n. 44/99, che al suo art. 20 ha statuito le “vittime che richiedono i benefici di legge possono ottenere un provvedimento di sospensione di tutti i provvedimenti esecutivi per la durata di 300 giorni. Difatti, le vittime che hanno presentato la denuncia, in maggioranza hanno rapidamente beneficiato della sospensione dei termini esecutivi sia per le esecuzioni immobiliari che per il pagamento di imposte e contributi previdenziali. Sono una minoranza invece coloro che hanno avuto accesso ai fondi di solidarietà, quasi sempre insufficienti a rimetterli in marcia nell’economia legale. Una velocizzazione delle istruttorie e l’assoluta imparzialità del Comitato preposto presso la struttura del Commissario di Governo per la Lotta all’Usura e al Racket, ed una maggiore specializzazione e sensibilità umana dei funzionari addetti presso le singole Prefetture, concorrerebbero di certo ad incoraggiare più vittime a farsi avanti per denunciare i propri aguzzini nella consapevolezza di sentirsi protetti. Altro elemento da non sottovalutare è la circostanza che decorsi i 300 giorni di sospensione delle esecuzioni, quando per i procedimenti penali derivati dalle denunce non si è ancora conclusa la fase istruttoria, i termini di sospensione devono essere necessariamente prorogati per egual periodo, poiché differentemente, e sta già accadendo, prima di avere i benefici che la legge ha previsto le vittime si ritroveranno espropriate dei loro beni. Va dato atto dell’impegno profuso dal Prefetto dott. Rino Monaco Commissario di Governo per la lotta all’usura e al racket, il quale da novembre scorso ha assunto l’incarico omologo presso l’Antimafia e della sensibile e determinata attenzione già dimostrata dal dott. Carlo Ferrigno, che lo ha sostituito nel difficile compito. Motivo che ci impone di esortare le vittime a non perdere la fiducia nelle istituzioni, anche se gli effetti saranno verificabili in un arco di tempo decisamente più lungo.

Rimane invece senza plausibili spiegazioni la circostanza che il Governo Berlusconi, pur avendo sempre sostenuto di avere a cuore la sorte delle vittime, ha invece letteralmente omesso di inserire nella Finanziaria 2004 i due provvedimenti più attesi. Difatti non è stato previsto dal Governo alcuno stanziamento per il fondo di prevenzione dell’usura ai sensi dell’art. 15 della legge n. 108/96, con la conseguenza che mancando il supporto finanziario che dal 1997 ad oggi, che seppure molto parzialmente ha costituito comunque un ammortizzatore sociale all’espansione del fenomeno, nel corso del 2004 le vittime dell’usura sono destinate ad aumentare. Altro motivo di scontento è la mancata previsione di concedere termini di sospensione delle esecuzioni, di riduzioni delle sanzioni pecuniarie e di lunghe rateizzazione dei debiti tributari e previdenziali per le vittime conclamate di usura. Si tratta di una grave omissione del governo in carica, che inevitabilmente concorrerà ad una recrudescenza del fenomeno, sicuramente al di la di ogni previsione.


Né ad oggi è dato di comprendere perché nei processi per usura non si costituisce parte civile l’avvocatura dello Stato, al fine di ottenere il ristorno di un danno sociale, da utilizzarsi per alimentare e incrementare il fondo per la prevenzione, oltre che per la solidarietà, anche e sopratutto nei casi di patteggiamento e nei casi in cui si verifica la prescrizione del reato, che benché prescritto è sempre da ritenersi tale ai fini risarcitori.


 

 


 
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